Microcontaminanti dopo sabbiatura
Test rapidi e protocolli di bonifica

LPS Sabbiature

La sabbiatura pulisce la superficie, ma può anche evidenziare o “concentrare” contaminanti invisibili: sali solubili (cloruri, solfati, nitrati), oli e residui di processo, particolato fine e tracce chimiche che, se non rimossi, diventano la prima causa di fallimento precoce dei rivestimenti. In questo articolo ti spiego, in modo pratico e verificabile, quali sono i microcontaminanti più critici dopo la sabbiatura, come testarli rapidamente in reparto e quali protocolli di bonifica applicare per riportare il pezzo in condizioni da verniciatura affidabili.

Perché i microcontaminanti sono così pericolosi dopo la sabbiatura


I microcontaminanti non sempre sono visibili, ma sono “attivi” dal punto di vista chimico: i sali solubili sono igroscopici e attirano acqua attraverso il film verniciante, creando celle elettrochimiche che portano a sollevamenti o sottofilm corrosionale; gli oli impediscono adesione e generano difetti estetici; la polvere fine crea punti di tensione nel film. Diversi studi e le norme di settore sottolineano che la sola rimozione della ruggine o dell’ossido non garantisce la pulibilità superficiale: serve verificare la presenza di sali e di film organici prima della verniciatura.

Che cosa testare (e in quale ordine)


1. Sali solubili (soluble salts): cloruri, solfati, nitrati. Sono il problema più noto dopo sabbiatura, specialmente in ambienti marini o di processo.
2. Residui oleosi / film idrofobo: oli di processo, imprinting di manipolazione, agenti di passivazione.
3. Particolato e polveri: residui abrasivo, polvere di ferro, che possono essere rimossi meccanicamente ma vanno quantificati se fini.
4. Contaminanti specifici: residui chimici da lavorazioni precedenti (sgrassanti, protezioni temporanee).
Un flusso logico di controllo tipico: test acqua-break (per oli), Bresle/ISO 8502-6 and ISO 8502-9 (patch/conductivity) per sali, e ispezione visiva + vacuum HEPA per polveri.

Test rapidi e pratici da usare in reparto
1) Water-break test (controllo film oleosi): rapido, “go/no-go”
Metodo: spruzzi o fai scorrere acqua deionizzata sulla superficie; se l’acqua forma un film continuo la superficie è idrofilica (pulita); se l’acqua “beve” (beading / break) significa presenza di film idrofobo (oli). È semplice, standardizzato (ASTM F22) e utile come primo screening per individuare aree da sgrassare. Non è quantitativo ma è immediato.
2) Bresle patch / ISO 8502-6 & ISO 8502-9: il test per i sali (soluble salts)
Principio: si applica una cucitura adesiva (patch) sul metallo, si introduce un volume noto di acqua deionizzata che scioglie i sali presenti e si misura la conducibilità della soluzione. La conducibilità si converte in µg/cm² sali (o in µg Cl-/cm² se richiesto dallo specifico metodo). È la metodica di riferimento di campo per le valutazioni preverniciatura.
3) Misuratori portatili / Salt meters (soluble salt meters)
Esistono strumenti che automatizzano la Bresle o eseguono estrazioni equivalenti e forniscono risultati rapidi in campo (alcuni modelli dichiarano conformità a ISO 8502-9). Sono più veloci e meno soggetti a errori di calcolo manuale rispetto al kit patch standard.
4) Water-based extraction + laboratorio (per conferme)
Quando serve la quantificazione ion-specifica (Cl-, SO4 2-, NO3-) o la tracciabilità di processo, si esegue un’estrazione in laboratorio e analisi via ion-chromatography o titolazione: è più lenta ma più precisa e richiesta da capitolati stringenti.

Qual è il valore “accettabile” di sali?



Attenzione: non esiste un’unica soglia universale
Non esiste una soglia universale condivisa da tutta l’industria: il valore accettabile dipende dal sistema di verniciatura, dall’ambiente operativo (immerso, marino, atmosferico) e dal capitolato cliente.

Alcuni esempi utili:
• specifiche molto severe (immersione/immersed service) fissano target dell’ordine di 3–5 µg Cl⁻/cm²; altre applicazioni meno critiche accettano valori più alti (es. 20–50 µg/cm²).La letteratura tecnica e studi di settore riportano questo range e raccomandano di chiedere al fornitore del coating il valore da rispettare. In pratica, la regola è: chiedere la soglia al produttore del coating e misurare in accordo alle norme ISO/SSPC.

Protocollo di bonifica: metodi pratici per rimuovere i contaminanti


A) Per sali solubili: lavaggi e prodotti chimici dedicati
• Lavaggio ad alta pressione con acqua pulita (deionizzata o acqua dolce) è il primo approccio: nelle situazioni normali rimuove buona parte dei cloruri superficiali; spesso si raccomandano più passaggi e asciugatura rapida. In alcuni casi è necessario ricorrere a sistemi di acqua calda o aumentare il volume di risciacquo.
• Additivi chimici (es. prodotti sequestranti come CHLOR*RID o simili): si aggiungono al lavaggio per migliorare la rimozione dei sali, specialmente su superfici porose o dopo contaminazioni severe; questi prodotti legano gli ioni e ne facilitano l’asportazione. Sono usati in campo con buoni riscontri pratici ma vanno testati su materiali e specifici coating in seguito.
• Ripetizione lavaggio + re-misura: dopo ogni ciclo di bonifica è essenziale ripetere il test Bresle per verificare efficacia; in caso di valori persistenti valutare re-sabbiatura o trattamenti più energici (water-jet ad alta pressione o abrasione selettiva).
B) Per oli e film organici: sgrassaggio mirato
• Solvent wipe / solvent cleaning (SSPC-SP1) o sistemi a solvente chiuso: rimuovono oli e film; seguire con water-break test per verificare la rimozione. Alcuni impianti usano lavaggi saponificanti o detergenti alcalini seguiti da risciacquo deionizzato.
C) Per polveri e particolato: aspirazione e lavaggio
• Aspirazione HEPA per rimuovere polvere fine. Non usare aria compressa che può solo spostare e infilare particelle in pori. Seguire con spazzolatura controllata o lavaggio a bassa pressione.
D) Quando la bonifica chimica non basta
Se i sali sono “incollati” nei pori o hanno reagito col metallo (es. legami con ossidi), possono essere necessari interventi più energici: re-sabbiatura e nuovo ciclo di estrazione/test prima di rilasciare il pezzo a verniciatura. Alcune situazioni estreme richiedono anche trattamenti di pickling o decapaggio mirato, ma sono azioni invasive e vanno valutate con laboratorio/fornitori coating.

Procedura operativa tipo (quick-protocol in reparto)
1. Dopo sabbiatura, ispezione visiva + water-break test su aree rappresentative.
2. Se water-break fail → sgrassaggio mirato e nuovo water-break.
3. Eseguire Bresle patch su 3–5 punti critici (vicini a saldature, porosità, aree a rischio) e registrare µg/cm².
4. Se i valori > soglia produttore → lavaggio con acqua deionizzata (o con agente sequestrante) e asciugatura rapida; ripetere Bresle.
5. Se valori ancora fuori range → considerare ulteriore bonifica (ripetizione lavaggio, re-sabbiatura, UHP water-jet) e consultare fornitore coating.
6. Documentare ogni test e azione: necessario per audit qualità e per eventuali reclami successivi.

Errori comuni da evitare
• Fidarsi solo dell’occhio: superfici possono sembrare pulite ma contenere sali invisibili.
• Usare acqua di rete per il Bresle o per il risciacquo (usa sempre acqua deionizzata per test e risciacqui finali).
• Saltare la re-misura dopo il lavaggio: senza verifica si rischia di verniciare su superficie ancora contaminata.
• Usare prodotti chimici senza testare compatibilità con metallo e coating successivo.

FAQ
1. Che differenza c’è tra Bresle e un misuratore portatile?
La Bresle (ISO 8502-6/9) è il metodo standard patch + conducibilità; i misuratori portatili automatizzano o accelerano il procedimento ma devono dichiarare conformità allo standard e essere calibrati.
2. Esiste un limite standard di sali accettabile?
No: non esiste consenso unico. Per applicazioni critiche si spazia da ~3–5 µg Cl⁻/cm²; altre specifiche accettano valori più alti. Devi sempre verificare il requisito del fornitore del coating.
3. Il lavaggio ad alta pressione è sufficiente per rimuovere i cloruri?
Spesso sì come prima azione, ma su aree porose o contaminazioni severe può essere necessaria l’aggiunta di sequestranti o interventi ripetuti.
4. Quanto costa implementare test Bresle in reparto?
I kit Bresle/base (patch + conducimetro portatile) e i misuratori portatili sono investimenti contenuti e ripagano rapidamente evitando ritiri e rilavorazioni: il costo dipende da strumentazione scelta e frequenza test.





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