Sabbiatura su componenti trattati termicamente
Rischi, controlli e buone pratiche

LPS Sabbiature

La sabbiatura è una fase fondamentale per preparare superfici prima di rivestimenti o assemblaggi. Quando il pezzo è stato però sottoposto a trattamento termico (indurimento superficiale, tempra completa, rinvenimento, nitrurazione, ecc.), l’intervento di sabbiatura richiede attenzione in più: il materiale ha proprietà superficiali e residuali (durezza, tensioni residue, strato trattato) che possono essere compromesse da un’azione abrasiva troppo aggressiva o mal gestita.

Perché la sabbiatura può essere critica su pezzi temprati


I componenti trattati termicamente spesso presentano:
• Strati superficiali induriti (es. camicia temprata, strato martensitico) più sottili rispetto alla sezione totale;
• Profili di durezza e tenacità fortemente dipendenti dallo spessore e dal trattamento;
• Tensioni residue indotte dalla tempra e dal rinvenimento.
Un’azione abrasiva non controllata può erodere lo strato indurito, introdurre microcricche, alterare la rugosità o cambiare le tensioni superficiali, con effetti sulla fatica, sulla resistenza all’usura e sulla tenuta dimensionale. Studi sperimentali mostrano che la sabbiatura può modificare proprietà meccaniche locali (durezza, resistenza) e comportare perdita di materiale o variazioni dimensionali se non monitorata.

Rischi principali da tenere sotto controllo


1. Perdita dello spessore della zona temprata: l’erosione e il “consumo” dello strato indurito riducono la durata a fatica.
2. Induzione di microcricche e danneggiamenti: impatti ripetuti e locali possono favorire cricche, specialmente in materiali fragili o molto induriti.
3. Modifica delle proprietà meccaniche: la sabbiatura può aumentare la durezza superficiale in alcuni casi (work hardening) oppure ridurla se si asporta lo strato trattato; gli effetti variano con il materiale e i parametri.
4. Deformazione e tolleranze: rimozione localizzata di materiale o riscaldamento concentrato (se presente) possono portare a deviazioni dimensionali critiche.
5. Contaminazione superficiale: particelle abrasive incastonate o residui che compromettono rivestimenti o processi successivi.

Controlli necessari prima della sabbiatura


Prima di procedere, importa eseguire una serie di verifiche:
• Conoscere il trattamento termico eseguito (tipo, profondità carburata o temprata, durezza superficiale e in profondità). Questo determina la tolleranza al materiale asportato.
• Ispezione visiva e dimensionale: verificare crepe, deformazioni, tolleranze critiche e superfici sensibili.
• Misurazione della durezza superficiale (es. Rockwell o microdurezza) e, se possibile, della profondità dello strato temprato con prove metallografiche su pezzi di scarto o campioni. Questi dati definiscono il “margine di sicurezza” per eventuale asportazione.
• Valutazione del rischio di contaminazione da abrasivo (scegli abrasivo compatibile e pulito dal punto di vista chimico).

Parametri di processo da adattare (best practice)
Per minimizzare i rischi, regola la sabbiatura sui seguenti punti:
• Tipo di abrasivo: scegliere media meno aggressive per superfici temprate (ad esempio graniglie meno dure rispetto a corindone aggressivo) e preferire abrasivi che non lasciano residui metallici indesiderati. L’abrasivo più morbido tende a ridurre l’aggressività d’urto.
• Granulometria: usare gradi più fini quando serve preservare lo strato superficiale; i grani più grossi asportano più materiale.
• Pressione e distanza: ridurre la pressione di esercizio e aumentare la distanza ugello/pezzo per diminuire l’energia d’impatto; impostare angoli che favoriscano pulizia senza impatto diretto troppo concentrato.
• Tempo di esposizione: lavorare per passaggi brevi, ispezionando frequentemente il pezzo per non asportare più di quanto consentito.
• Sistemi di recupero e filtrazione: mantenere alta la pulizia del circuito abrasivo per evitare ricircolo di frammenti e contaminanti.

Controlli in corso d’opera (monitoraggio semplice ed efficace)
Integra controlli rapidi che permettono di intervenire prima che il danno diventi irreversibile:
• Gauging periodico dell’apertura o dello spessore dello strato: misurazioni prima/dopo con calibri o profilometri.
• Hardness check: breve prova di durezza su punti strategici dopo fasi di sabbiatura prolungata.
• Ispezione visiva con ingrandimento per microfessure o blistering.
• Campionamento metallografico su pezzi campione (quando possibile) per verificare conservazione del trattamento superficiale.
• Controllo compatibilità coating: test di adesione su pezzi campione prima di lanciare lotti produttivi.

Questi controlli devono essere parte delle procedure operative standard (SOP) e tracciati per ogni lotto.

Quando la sabbiatura non è indicata (o va sostituita)


In alcuni casi la sabbiatura tradizionale è da evitare o da sostituire con metodi meno aggressivi:
• Pezzi con strato temprato molto sottile o dove la profondità del trattamento è prossima alla tolleranza di lavorazione.
• Componenti con geometrie sottili o sezioni critiche soggette a deformazioni.
• Superfici che richiedono mantenimento di microstruttura temperata (es. componenti ausiliari in aerospace), valutare processi alternativi come pulizie chimiche, spazzolatura controllata o sabbiatura criogenica a bassa energia.

Procedure di qualifica e collaudo (prima del rilascio)


Per pezzi trattati termicamente, raccomando di definire una procedura di qualifica che includa:
1. Prova di accettazione iniziale su campione: confronto proprietà (durezza, microstruttura) pre/post-sabbiatura.
2. Piani di campionamento per ogni lotto: quanti pezzi, quali punti misurare, quali strumenti usare.
3. Criteri di accettazione chiari: tolleranze dimensionali, limiti di perdita di durezza o profondità dello strato.
4. Azioni correttive predefinite: rilavoro, scarto, modifica parametri e ri-validazione.
5. Registrazione e tracciabilità dei parametri di sabbiatura (abrasivo, pressione, tempo, operatore) collegati al lotto prodotto.

Questa disciplina riduce contestazioni e garantisce ripetibilità.

Esempio pratico: check-list rapida pre-sabbiatura (da applicare in reparto)
• Annotare tipo e profondità trattamento termico.
• Misurare durezza superficiale e “target min” post-sabbiatura.
• Selezionare abrasivo, granulometria e pressione consigliata.
• Programmare ispezioni intermedie ogni X minuti/pezzi (a seconda criticità).
• Registrare risultati di controllo (hardness, dimensione, adesione vernice).
• In caso di deviazione, fermare e verificare metallograficamente su campione.

Conclusione: regole d’oro
La sabbiatura su componenti trattati termicamente è possibile e comune, ma richiede una valutazione tecnica preventiva, parametri di processo adattati, controlli in linea e procedure di qualifica rigorose. Conoscere la profondità del trattamento, scegliere abrasivi e pressioni adeguati, e implementare check rapidi di durezza/dimensione sono le azioni che più frequentemente evitano danni costosi e fermo impianto.

FAQ
1. Posso sabbiare qualsiasi pezzo temprato?
Non automaticamente: bisogna verificare profondità e tipo di trattamento. Se lo strato indurito è sottile o la geometria è critica, la sabbiatura tradizionale può non essere adatta o va condotta con parametri molto controllati.

2. Come so se la sabbiatura ha compromesso il trattamento?
Controlli semplici: misure di durezza superficiale e misurazioni dimensionali prima/dopo. Per sospetti di danno metallurgico, serve un’analisi metallografica su campione.

3. Che abrasivo scegliere per pezzi temprati?
In generale, preferire abrasivi meno aggressivi (granulometrie più fini, media con durezza controllata) e testare su pezzi campione per valutare asportazione e finitura.

4. La sabbiatura può aumentare la resistenza superficiale?
In alcuni casi l’impatto può provocare work hardening locale, ma questo non sostituisce il trattamento termico e può essere seguito da perdita di tenacità o da microcricche; non è una strategia per “migliorare” il trattamento.







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