Validazione per superfici ad uso alimentare e farmaceutico
Dopo la sabbiatura

LPS Sabbiature

La sabbiatura è spesso la scelta migliore per rimuovere vecchie vernici, contaminazioni superficiali e depositi irregolari prima di un trattamento successivo. Quando il pezzo deve poi entrare in contatto con alimenti o rivestire componenti farmaceutici, però, la semplice “pulizia visiva” non basta: serve una procedura di validazione solida che assicuri inocuità chimica, assenza di contaminanti residui e conformità ai requisiti regolatori.

Questo articolo spiega come costruire una procedura credibile e verificabile: step by step basata su standard internazionali e linee guida ufficiali.

Perché la validazione è obbligatoria e non facoltativa


Le superfici destinate al contatto con alimenti o utilizzate in ambienti farmaceutici devono rispettare due ordini di vincoli:
(1) requisiti di sicurezza chimica e di idoneità al contatto (es. regolamento UE sui materiali a contatto con gli alimenti)
(2) requisiti di qualità e tracciabilità richiesti da buone pratiche di produzione (GMP) per il farmaceutico. In pratica, il committente e il produttore devono poter dimostrare che la sabbiatura e le successive operazioni non hanno introdotto o lasciato residui dannosi o microrganismi che compromettano la sicurezza del prodotto.

La cornice normativa europea sul food contact (Regolamento (EC) 1935/2004) e le linee guida per la validazione dei processi di pulizia dell’FDA definiscono chiaramente i principi da seguire.

Primo passaggio: analisi di rischio (RCA / HACCP oriented)
Prima di scegliere i test da effettuare è indispensabile fare un’analisi del rischio. Questa fase deve:
• mappare dove il pezzo entra in contatto con alimenti o sostanze sensibili;
• identificare i potenziali contaminanti introdotti dalla sabbiatura (particelle abrasive, oli, residui solventi, sali solubili, polveri);
• valutare le conseguenze (tossicità, alterazione organolettica, rischio microbico);
• decidere soglie di accettazione e misure di controllo.
Per il farmaceutico la guida Annex 15 di EMA su qualificazione e validazione fornisce il quadro per stabilire i criteri di accettazione, i ruoli responsabili e il lifecycle della validazione.

Per il food, la valutazione del rischio deve essere coerente con le normative sui materiali a contatto col cibo e con le pratiche HACCP adottate dal cliente. Public

Metodi di controllo: cosa testare dopo la sabbiatura


Non esiste un singolo test “universale”: la scelta dipende dal rischio identificato. Di seguito i metodi più usati e perché sono rilevanti.
1) Ispezione visiva e comparazione before/after
Prima verifica rapida, indispensabile ma insufficiente da sola. Fotografie ad alta risoluzione e macrografie documentano l’aspetto superficiale e il profilo di rugosità.

2) Contaminazione da sali solubili (Bresle / ISO 8502)
Sulle superfici metalliche i sali solubili (cloruri, solfati, nitrati) sono tra i contaminanti più pericolosi perché favoriscono corrosione e possono compromettere adesione dei rivestimenti e sicurezza. La misura tramite il metodo Bresle (ISO 8502-6 / ISO 8502-9) è lo standard corrente per la determinazione conduttometrica dei sali solubili sulla superficie prima dell’applicazione del rivestimento.

Non esiste un “livello unico” universalmente valido: soglie di accettazione vanno definite in funzione dell’applicazione, del rivestimento e del rischio ambientale. Molte specifiche industriali lavorano con range da decine di µg/cm² ed è prassi far riferire i limiti al produttore del coating.

3) Residui abrasivi, metalli e particelle
Se la sabbiatura usa abrasivi contenenti metalli (corindone, ossidi, ecc.) è necessario controllare la presenza di particelle residue con prove di vacuometro, lavaggi di superficie e analisi chimiche (ICP/OES) su campioni estratti, oppure con prove visive e magnetiche su particolari sensibili. Studi tecnici sul tema sottolineano che la presenza di residui dipende molto dal tipo di abrasivo e dall’efficacia dei sistemi di recupero/filtrazione. Public Health

4) Contaminazione chimica da solventi/oli
Test chimici mirati (cromatografia, FTIR) servono a individuare oli residui o contaminanti organici che possono derivare da lubrificanti o trattenuti dal materiale abrasivo. Per superfici food contact è fondamentale che non siano presenti residui che possano migrare negli alimenti: il quadro regolatorio europeo richiede che i materiali non alterino composizione, gusto o odore del prodotto.

5) Carico microbico e ATP / test microbiologici
Per il farmaceutico e per alcune applicazioni alimentari si eseguono test microbiologici (tamponi, metodi di conta) e test ATP per valutare la carica organica residua. Nel settore farmaceutico la normativa GMP e le linee guida per Annex 1 richiedono programmi di controllo ambientale e metodi validati per assicurare che le superfici non siano fonte di contaminazione.

Costruire la procedura di validazione: step essenziali


1. Specificare l’obiettivo e i criteri di accettazione
o Stabilire cosa si intende con “pulito” per quel pezzo: es. valore limite per sali, assenza visibile di particelle >X, carica microbica
2. Definire il protocollo di cleaning post-sabbiatura
o Passaggi (spolvero, aspirazione, lavaggi con acqua deionizzata, passivazione se necessario) e parametri (pressione, temperature, tempi). La scelta dei solventi o detergenti va validata per compatibilità con il materiale e con regolamenti food contact.
3. Selezione dei test di verifica e piani di campionamento
o Numero campioni, punti critici (giunzioni, fori, cavità), frequenza dei test (batch, ogni N pezzi). Per il controllo sali, usare Bresle; per microbiologia, tamponi e incubazione standard; per residui chimici, metodi cromatografici. Iteh Standards+1
4. Esecuzione del validation run (IQ/OQ/PQ)
o Eseguire un test iniziale (qualifica d’impianto IQ/OQ) e almeno tre esecuzioni consecutive in condizioni di routine (PQ) per dimostrare ripetibilità. Documentare risultati e deviazioni.
5. Definire le azioni correttive e i limiti di ri-validazione
o Stabilire cosa fare se un test fallisce (ritiro batch, risciacquo aggiuntivo, interdizione), e quando è richiesta ri-validazione (modifica processo, nuovo abrasivo, guasto impianto).
6. Gestione della documentazione e tracciabilità
o Il dossier di validazione deve includere procedure operative (SOP), risultati analitici, strumenti tarati (con etichette di taratura), nomi degli operatori e firmatari. Questo è fondamentale per audit regolatori. U.S.

Esempio pratico (schema di work-flow)
1. After-blast visual inspection + photo.
2. Aspirazione potente e spazzolatura localizzata.
3. Bresle test su 3 punti critici: se OK procedere, se NG eseguire washing con acqua deionizzata e nuovo test.
4. Swab microbiologico su superfici critiche (solo per applicazioni farmaceutiche/sterili).
5. Test chimico mirato (FTIR/GCMS) se sospetto di residui organici.
6. Firma del report e rilascio per processi successivi (verniciatura, assemblaggio food contact).

Limiti e avvertenze pratiche
• Le soglie numeriche di accettazione (ad es. µg/cm² di sali) non sono universalmente standardizzate: occorre fare riferimento al fornitore del coating, allo specifico capitolato o all’asset owner. Molte specifiche di settore (navale, offshore) impongono limiti differenti da quelle farmaceutiche/food. elcometerusa.com+1
• La sabbiatura può spingere sali nello strato sottostante; spesso è necessario un risciacquo mirato prima di applicare trattamenti sensibili. Il test Bresle è pensato proprio per intercettare questo tipo di contaminazione.

Raccomandazioni operative rapide
• Integrare la validazione in upstream: definire i requisiti dal cliente prima dell’intervento di sabbiatura.
• Automatizzare la registrazione delle misure (strumenti con output digitale) per ridurre errori e facilitare audit.
• Tenere un campione “golden part” verificato come riferimento per ogni lotto.
• Se il pezzo è critico per food o farmaco, considerare una pre-qualifica del fornitore di abrasivi (analisi lotti) e usare abrasivi certificati “low soluble salts” o riciclati testati.

Conclusione
Validare superfici post-sabbiatura per applicazioni alimentari e farmaceutiche non è un’operazione “one-size-fits-all”: richiede una valutazione del rischio, test appropriati (Bresle per i sali, test microbiologici, analisi chimiche) e una documentazione rigorosa che supporti le decisioni.

Seguendo le linee guida normative (Regolamento UE 1935/2004 per food contact, FDA e linee guida GMP/Annex 15 per il farmaceutico) si costruisce una procedura solida, difendibile in audit e funzionale alla sicurezza del prodotto finale.

FAQ
1) Quali test sono imprescindibili dopo una sabbiatura per componenti food contact?
Test di sali solubili (Bresle/ISO 8502) e ispezione visiva; in funzione del rischio si aggiungono test chimici o microbiologici.
2) Esiste un limite standard per i sali solubili dopo la sabbiatura?
No: non esiste un valore unico applicabile a tutti i casi. Le soglie vanno concordate con il produttore del rivestimento o con il capitolato di progetto.
3) Quanto tempo richiede una validazione completa?
Dipende dalla complessità: un protocollo IQ/OQ/PQ può richiedere da alcune settimane a 2–3 mesi per completare run ripetuti e analisi.
4) Posso usare test rapidi (ATP) come unico metodo di verifica?
No: gli ATP sono utili per valutare carica organica, ma non rilevano sali inorganici o residui specifici; vanno integrati con test chimici e microbiologici appropriati





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